| 31 Ottobre 2011
Navigando in Internet, e in particolare su FACEBOOK, ho notato in questi ultimi mesi un notevole proliferare di sigle sicilianiste di vario genere. Nel sito del M.I.S., segnatamente, ho avuto modo di leggere numerosissimi interventi di simpatizzanti del movimento indipendentista, inneggianti con toni talora un po’ eccessivi e talora con argomentazioni piuttosto superficiali, alla indipendenza della Sicilia come unico rimedio alla tremenda crisi che ci sta affliggendo ed alla tanto vituperata ed abnorme crescita del debito pubblico nazionale.
La cosa ha suscitato in me qualche perplessità e, invero, anche una certa preoccupazione.
Ritengo infatti che si debba essere cauti e fare molta attenzione a non semplificare troppo le cose. Le condizioni nelle quali versa il Paese Italia e la situazione economica mondiale sono infatti a mio avviso del tutto incompatibili, almeno per il momento, con il sogno indipendentista.
Vero è che la responsabilità del debito pubblico è ascrivibile iin massima parte alle banche, alle società di rating ed alla speculazione finanziaria internazionale; ed è altrettanto vero che la Sicilia ha il diritto sacrosanto di sfruttare in piena autonomia le proprie risorse (che, peraltro, sono notevolissime e quindi sufficienti a soddisfare le esigenze dell'Isola). Ma è altresì vero che non si può oggi prescindere, prima di parlare di indipendenza della Sicilia, dal prendere nella dovuta considerazione la situazione economica dell'Europa ed il contesto internazionale, gli effetti disastrosi della globalizzazione, il pericoloso conflitto tra dollaro ed euro e, infine, il contesto internazionale con il quale inevitabilmente una nazione deve attualmente confrontarsi. Se, poco poco, riflettiamo sulla indiscutibile influenza di tutti questi elementi sulla situazione politica di ogni nazione, non possiamo fare a meno di chiederci, con enorme preoccupazione, cosa mai potrebbe accadere oggi ad piccola nazione come la Sicilia (se dovesse proprio ora conquistare l'indipendenza alla quale certamente ha diritto di aspirare, non fosse altro che per i soprusi, le vessazioni, gli abusi e le costanti e continue rapine subite in 150 anni ad opera di uno Stato che certamente è stato e continua ad essere, per essa, un cattivo patrigno e non un buon padre). Per evitare errori che andrebbero ad aggiungere danno al danno e che ci potrebbero fare rimpiangere amaramente la tanto agognata indipendenza (ammesso che si riesca a conquistarla), io credo che il Popolo Siciliano, cioè l'insieme di TUTTI I SICILIANI, debba prima acquisire la conoscenza e la consapevolezza delle proprie tradizioni storiche e culturali, delle proprie potenzialità, delle proprie capacità, del proprio diritto all'autodeterminazione: in sintesi, cioè, deve acquisire quel forte sentimento identitario che è indispensabile ai singoli abitanti di un territorio per farli, a ragione, sentire un vero e proprio popolo.
Sono fermamente convinto, invero, che i tempi sono maturi perchè il Popolo Siciliano si comporti da popolo di uomini e donne orgogliosi di essere siciliani e di fare parte di un unico grande popolo, forti del senso dell'appartenenza, stanchi di essere maltrattato ed oppresso da una politica ottusa ed ingiusta che ha fatto della Sicilia la CENERENTOLA DELLE REGIONI ITALIANE per privilegiare le sorellastre settentrionali con trattamenti ingiustamente discriminatori che hanno finito per creare un ormai incolmabile baratro tra il nord e il sud del Paese, un PAESE governato da una classe dirigente che parla di democrazia, di eguaglianza e di unità, mentre nei fatti non ha esitato ad affamare le regioni del sud a tutto vantaggio di quelle del nord, e ciò in barba al tanto sbandierato principio di solidarietà. Occorre, poi, a mio sommesso avviso, che per il momento (almeno), i Siciliani si battano per applicare integralmente lo STATUTO conquistato nel 1946 dai martiri separatisti e dai fondatori del Movimento per l'indipendenza della Sicilia: questa sarebbe la vera prima grande vittoria del nostro popolo in un momento terribile come quello che stiamo vivendo!!!
Per quanto riguarda il debito pubblico, infine, dovremmo passare dalle parole di autocommiserazione o di sdegno ai fatti concreti, magari assumendo lo stesso comportamento e le stesse iniziative assunte, dal 2008 ad oggi, dal popolo Islandese: con una protesta ferma e determinata, anche se civile e democratica, gli Islandesi hanno opposto un rifiuto categorico a farsi carico del cosiddetto debito pubblico (rilevando, peraltro, che del debito pubblico erano responsabili solo ed esclusivamente le banche) ed hanno mandato a casa tutti i politici, dico tutti, sostituendoli con un governo di quindici esperti cui hanno affidato l'amministrazione della cosa pubblica; hanno inoltre valorizzato i prodotti nazionali e sfruttato a pieno le risorse del Paese, facendo sì notevoli sacrifici, ma per propria convinta determinazione. Orbene, pare che il risultato di questa strana rivolta sia stato eccellente, atteso che sono riusciti, in soli due ann,i a azzerare il debito pubblico!!!!
In Italia, per quanto ne so io, la notizia della rivolta islandese nè non è mai stata diffusa né ad opera della carta stampata nè ad opera dei telegiornali. Chi volesse saperne di più, potrà togliersi la propria curiosità cliccando su Google "rivolta in Islanda".
Sono a disposizione di chi volesse approfondire i vari argomenti di cui al presente intervento.
Renato Sgroi Santagati






