| 31 Ottobre 2011
E’ questo il momento della verità. Stavolta, però, ad essere abbattuto nell’arena non è il toro, ma un sogno, il sogno di costruire un ponte sullo Stretto di Messina: il sogno di Tony Zermo e di tutti quei Siciliani che, intellettualmente onesti e per bene come lui (ma, come lui, anche un po’ ingenui), hanno creduto si fosse finalmente affermata e consolidata la volontà politica di realizzare la più importante delle infrastrutture pubbliche, quella che, consentendo al porto di Augusta di funzionare al massimo delle sue potenzialità e rendendo efficienti i trasporti ferroviari e gommati, avrebbe potuto fare finalmente decollare l’economia siciliana, generando occupazione, turismo e benessere non solo in Sicilia ma anche nell’intero Paese.
Orbene, le ultime notizie danno oggi per infranto quel sogno. Ancora una volta, infatti, il governo italiano si è rimangiato la promessa solennemente formulata più e più volte dai lontani anni ’50 ad oggi (soprattutto in occasione di svariate campagne elettorali). Quante volte, in vita mia, ho creduto di vedere avviare da un momento all’altro i lavori di costruzione del ponte di Messina! Non avevo ancora dieci anni quando, con un “annullo filatelico” del 1953, le Poste Italiane celebrarono, in anteprima, l’edificando ponte sullo Stretto di Messina! Da allora, con riferimento al ponte in questione, ho visto susseguirsi l’uno dopo l’altro progetti preliminari, progetti di massima, progetti esecutivi, proposte, promesse, preventivi di spesa e, di tanto in tanto, ho anche sentito parlare di prossime assunzioni a iosa e una volta, addirittura, di corsi di formazione del personale che avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione del ponte! D’altra parte, polemiche, discussioni pro e contro il fatidico ponte, critiche e contrapposizioni politiche nelle varie sedi istituzionali, dagli anni ’50 in poi, hanno ispirato ai media migliaia di articoli di stampa. Il ponte è una prorità! No, il ponte è un’opera faraonica, inutile e senza sbocco! È un’opera indispensabile per rilanciare l’economia siciliana! No, è un tormentone mangiasoldi e indecoroso! Contraddizioni su contraddizioni, consulenze milionarie, 270 milioni di euro già spesi e, adesso, quando già si dava per scontata la prossima realizzazione dell’opera, apprendiamo che il ponte non si fa più e che, per di più, si corre il rischio di dovere pagare al general contractor Eurolink (il cui maggior azionista è Impregilo) una penale che nella migliore delle ipotesi sarebbe di 300 milioni e nella peggiore di 800 milioni! Come dire: al danno la beffa! E comunque, mentre Gian Antonio Stella scrive nel Corriere della Sera “addio ponte di Messina, addio (senza rimpianti) a un tormentone mangiasoldi”, il Presidente Raffaele Lombardo afferma che “il ponte si farà…” e Tony Zermo si chiede: se si fa il ponte, perché tagliare i treni? Un delirio. Quale sarà la causa di tante marce indietro? In definitiva ‘sto ponte si farà o non si farà? Temo che la risposta sia una ed una soltanto, anche se sono convinto che nessuno avrà mai il coraggio di darla apertamente al popolo siciliano: lo Stato che invero per 150 anni non è stato affatto un buon padre per i siciliani (ma molto spesso è stato anzi un patrigno avido e, addirittura, cattivo), non vuole affatto che la nostra Isola cresca e progredisca; non vuole affatto che la Sicilia sfrutti direttamente ed in autonomia le proprie risorse (peraltro ingenti) e riesca così ad uscire dal tunnel della povertà e della disoccupazione nel quale astutamente e volutamente l’ha tenuta. Lo Stato patrigno ha tutto l’interesse a gestire direttamente od indirettamente (cioè tramite i politici siciliani agli ordini delle segreterie politiche dei partiti nazionali) le risorse siciliane, così come ha tutto l’interesse acchè la Sicilia rimanga per sempre un mercato di sbocco per gli industriali del nord ed un serbatoio di voti per la politica dei partiti nazionali: anche perché un popolo povero e sconfortato si governa più facilmente di un popolo ricco! E ciò, sia ben chiaro, alla faccia del federalismo, della solidarietà, del sempre crescente divario tra nord e sud… e, al tempo stesso, con buona pace dei Di Pietro, dei Bossi, dei Casini, dei Berlusconi, dei Bersani e dei numerosissimi parlamentari siciliani (quantomeno di nascita) che, come le stelle, stanno a guardare!
Renato Sgroi Santagati
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